Sei anni prima, sei anni dopo!



19/02/2019
In questo esatto giorno di sei anni fa scoprivo di portare in grembo, nel mio grembo, un piccolo minuscolo esserino che inevitabilmente mi avrebbe cambiato la vita. Nulla di più sconvolgente. Nulla di più straziante.

 Vi spiego perché.
Avevo appena vent’anni, li avevo compiuti tre giorni prima. Ero all’ultimo anno di liceo. Un ritardo mi colse di sorpresa. Esattamente 14 giorni e il motivo per cui ho temporeggiato prima di fare il test era ovvio. Speravo in uno stupido ritardo e che il ciclo mi venisse di lì a poco. Ma chi volevo prendere in giro? Sapevo già di essere incinta, sebbene facessi fatica ad accettarlo.
 E c’è stato un momento in cui io e i miei amici capimmo tutto. Una puzza di aglio incredibile improvvisa in classe mi fece stare così male che dovetti alzarmi e avvicinarmi alla finestra per una boccata d’aria fresca.
Sono stati giorni lunghi, nei quali ho riflettuto tanto. C’era in ballo la mia vita ma anche quella del bimbo che portavo in grembo anche se non ne conoscevo ancora la reale effettiva esistenza.
Qualche giorno dopo feci il test, precisamente il 19 febbraio 2013 ed ero con la mia amica Teresalaura. Nel bagno del centro commerciale di fronte al mio Istituto. Avevo paura. Avevo la mia solita ansia. Tesy (come la chiamavamo noi amiche) più di me. Sudava e beveva tanto come sempre.  Faccio il test e attendo. Ero incinta. Panico. Non ricordo altro. Solo le centomila lacrime versate.
Piangevo come non avevo mai fatto prima. Tesy non sapeva come gestirmi. Radunò il mio gruppo storico. Elena e Consiglia ci raggiunsero immediatamente. Chiamarono Giuseppe e anche lui si precipitò in un attimo.
Ero fuori scuola e con gli occhi pieni di lacrime incrociai lo sguardo della mia insegnante di matematica che entrava. Lei la più severa e temuta da tutti. E me ne fregai che mi avesse vista. A tutto pensavo ma di sicuro non a lei. Dopo un po’ passò un angelo. La signora Annunziata  che appena mi vide si fermò e con parole dolci e rassicuranti mi spiegò che tutto sarebbe andato bene, che poteva e voleva aiutarmi, che questo bimbo non poteva che essere una gioia.
La mia preoccupazione più grande era dirlo ai miei genitori. Non è stato semplice. Inaspettatamente mio padre la prese bene. Un anno prima mio fratello ebbe un glaucoma ad entrambi gli occhi e stava perdendo la vista, quasi non vedeva più. Ma con due trapianti alle cornee riuscì a recuperare la vista. E in virtù di questo episodio le sue parole furono “meglio questo che una malattia”.
Mia mamma, invece, piangeva e si sentiva delusa dall’unica figlia nella quale riponeva tutte le sue speranze. L’unica, a suo dire, che le avrebbe portato soddisfazioni. E invece per non so quanto tempo mi ha rinfacciato di averle dato una grande delusione. E in realtà anche io mi sentivo così. E mi sono sentita delusa e triste per non so quanto tempo. Tanti sacrifici per nulla.
Poi vabbè tutto è cambiato, è mutato in qualcosa di bellissimo.
 Perché quella creatura che poi abbiamo scoperto essere una femminuccia ci ha cambiato la vita. Giuseppe era triste per me, era capitato mi diceva e ripeteva. Eppure lo so che al tempo stesso era felice ma non lo ammetteva per non dispiacermi. Quel bagno lo ricorderò per sempre. Il test lo buttai. Il cuore era triste.




Oggi dopo sei anni sono incinta di nuovo. Nel corso di questi anni ho avuto tanti ritardi ma speravo sempre di non essere in attesa.  Non mi sentivo pronta e volevo desiderarlo e non farlo capitare di nuovo.
 Tra l’altro credendo alla possibilità di un altro “pizzico sulla pancia” non compravo test. Avrei buttato solo soldi inutilmente e ricorrevo direttamente alle beta che mi avrebbero dato più certezze di un test.  E per “fortuna” sempre negative. Un sospiro di sollievo e tutto tornava alla normalità.
 Non ci siamo sposati subito e io volevo prima sposarmi. Dopo il matrimonio avvenuto nel 2017 non abbiamo provato ad avere un secondo figlio subito per vari motivi e sul finire dell’estate 2018 stanca di aspettare e col desiderio incessante di diventare di nuovo mamma decidiamo di provarci.
I primi due mesi niente e già mi stava salendo l’ansia, e un po’ per lo stress e un po’ perché mio marito fu quasi sempre fuori per lavoro le cose non andarono come speravamo.
 Era novembre. Il 4 mi doveva venire il ciclo. Ma niente. Passò un giorno, poi due, tre fino al quinto. Ero emozionata e incredula al tempo stesso ma volevo aspettare ancora perché questa volta avevo paura di ricevere una delusione opposta alla prima gravidanza.
Poteva essere solo un ritardo e non volevo rischiare. E invece  mio marito era così emozionato che mi chiamò e disse
“-Ancora niente?
-No
-Allora ti porto il test!
-e io ancora No!”
Gli dissi di no, non perché volessi fare le beta direttamente. Nooo. Volevo solo aspettare un altro po anche se ero sicura di me e quel test lo volevo a tutti i costi perché il ricordo di un test non fosse più legato a un momento “brutto” ma bellissimo. Non mi importava dei soldi. Volevo provare l’emozione di piangere davanti a un test ancora una volta ma questa volta di felicità e volevo dimenticare lo “spiacevole” momento vissuto sei anni prima.
  Un attimo prima della sua telefonata passò alla radio una canzone che sei anni prima avevo ascoltato e le parole mi avevano fatto avvicinare a luisa. E ricordo di non averla mai più sentita fino a quel giorno. Mi aveva fatto sentire la sua mamma e oggi forse era un segno.  Mio marito torna e con in mano una busta della farmacia. È un test. Ansia. Panico. Di nuovo. Ma questa volta non ero preoccupata. Ero pronta. Lo volevo. Lo desideravo. Era il momento giusto. E sempre nel bagno ma questa volta Di casa mia con l’uomo della mia vita che mi aspettava in cucina. Ok. Vado. E senza guardare il test corro in cucina. C’è lui. Lo giriamo insieme. Le due lineette rosa. Sono incinta. E cavolo ho pianto di nuovo, per ben due giorni consecutivi, ma questa volta di felicità, la felicità di chi stava aspettando consapevole quel momento. E quel momento lo ricorderò per sempre. Il test questa volta l’ho conservato.  E il cuore era pieno di felicità!



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